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Bambini e arte contemporanea a Roma

Bambini e arte contemporanea: è amore

Domenica 24 marzo 2019, nell’ambito della mostra Conversation Piece Part V, a cura di Marcello Smarrelli, torna alla Fondazione Memmo di Roma il laboratorio didattico creativo, dedicato ai bambini dai 4 agli 11 anni, a cura di Oneway kids. Le attività laboratoriali intendono avvicinare i più piccoli al mondo dell’arte contemporanea: i bambini hanno la possibilità di creare le proprie opere provando a riprodurre quelle esposte.

Per partecipare è necessario prenotarsi (alla mail daphne.ilari@gmail.com) e i costo è di 10 euro a bambino. Il ricavato + interamente devoluto a Fondazione Theodora Onlus, che dal 1995 organizza giochi e intrattenimento nei reparti pediatrici degli ospedali.

L’esposizione Conversation Piece Part V (Non v’è più bellezza, se non nella lotta), aperta al pubblico dal 16 dicembre 2018 al 24 marzo 2019, vede protagonisti quattro artisti: Rebecca Digne (borsista presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici), Invernomuto (Cy Twombly Italian Fellow in Visual Arts presso l’American Academy in Rome), Julian Rosefeldt (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) e Marinella Senatore.

Il sottotitolo della mostra, Non v’è più bellezza, se non nella lotta, deriva da un passaggio del Manifesto del Futurismo, pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 su Le Figaro: una traccia che allude al lavoro dell’artista come presa di posizione politica e intellettuale – rivendicazione di un’autonomia e libertà che tocca la sfera civile -, ma anche come manifestazione del sé e dell’interiorità, legata a una dimensione più intima. 

Le opere in mostra sono manifesti di poetiche e pratiche eterogenee, con i quali gli artisti entreranno in dialogo sia tra di loro, che con gli spazi della Fondazione Memmo e con Roma, città da sempre paradigma della ricerca artistica, luogo privilegiato per la produzione di opere d’arte, oggetto o ispirazione di numerose teorie trasversali agli stili, alle epoche e al gusto.

Credit Photo: Daniele Molajoli

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